CORONAVIRUS: “la paura che spegne il cervello”

coronavirus

In questi giorni di panico generale per la coronavirus-fobia, cerchiamo di riassumere i comportamenti che il nostro cervello adotta quando sente paura. 

Per esserne consapevoli e per trovare soluzioni per fronteggiarla.

 

Per farlo, abbiamo scelto volutamente di usare un tono leggero, perché si sa, l’ironia a volte può aiutare a vedere i problemi con occhi diversi. Detto questo, suggeriamo come colonna sonora d’effetto Iron Maiden – Fear of The Dark (HQ) o anche Michael Jackson – Thriller – Thriller. 

 

AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Tutto nasce dal fatto che il coronavirus è un virus nuovo, che si sta diffondendo in molti paesi del mondo.

Questo ha portato ad oggettive restrizioni alla nostra zona di comfort (Scuole chiuse quando non chiudono mai! Coprifuoco dei locali! Gente “sequestrata” in casa!), che ci portano a vivere una situazione scomoda, incerta.

 

Una “zona sconosciuta”.

Non abbiamo certezze e questo ci spaventa.

 

Il punto è che, proprio perché non abbiamo certezze, dovremmo prenderci semplicemente il tempo di capire e affidarci solo a fonti autorevoliTenere a bada gli attacchi dell’amigdala e restare saldi. Anche, anzi soprattutto, se spaventati.

 

LA PAURA

“La paura è un’emozione fondamentale, funzionale alla sopravvivenza. È quella che ci permette di scappare e metterci in salvo. È uno stato emozionale che si attiva per motivare l’organismo a fronteggiare eventi che lo minacciano”.

(Öhman, 2000)

 

L’amigdala è il sistema di allarme del cervello. Gestisce le emozioni in generale, ma in particolare reagisce alla paura e alla rabbia. 

coronavirus

 

Se ci sentiamo in pericolo, in una frazione di secondo, l’amigdala assume il comando ed è in grado di sovrastare la corteccia prefrontale, bloccandola. E, intendiamoci, la corteccia prefrontale è la sede del ragionamento, del controllo sugli impulsi e del problem solving! Quando abbiamo paura, l’amigdala scatta e fa partire il meccanismo fight, flight or freeze: combatti, scappa o congelati!

 

 

Quando abbiamo paura ci dobbiamo mettere in salvo, perciò perdiamo in razionalità e cadiamo più facilmente in comportamenti impulsivi. O per dirlo con parole più tecniche, rimaniamo incastrati in bias cognitivi.

In questo caso specifico, il coronavirus e il suo corollario di notizie, generano oggettivamente paura. Alcune persone si rifugiano nei numeri e dell’oggettività della scienza (ma anche nella scienza le voci sono contrastanti e questo aumenta la paura). Alcuni si preparano alla “battaglia” accaparrandosi scorte, cercando un nemico da combattere. Altri iniziano a temere complotti, che le notizie siano in parte nascoste, e si preparano a catastrofi imminenti. A volte si inizia a vedere il pericolo ovunque e ad evitare persone, luoghi ed oggetti, anche lontanamente correlati al problema. Altre volte si minimizza al punto da non rispettare le indicazioni date, negando il problema.

 

Perché accade? La risposta è proprio nei bias cognitivi!

 

BIAS COGNITIVI

Cosa si intende per bias? Sono ragionamenti automatici, quasi impulsivi, che il nostro cervello fa per ottimizzare le sue risorse.

 

Eccone alcuni esempi:

  • L’illusione dello schema o con un anglicismo “cluster illusion”:  si creano schemi immaginari, mettendo in relazione eventi che non sono correlati fra loro. Un esempio: portare sempre un portafortuna nelle occasioni importanti!
  • Bias di conferma: quando, incredibilmente, si trovano solo informazioni a conferma di quello che si pensa! Pazzesco vero, che tutto il mondo sia d’accordo con me?
  • Bias del gruppo o della banda musicale: se i miei amici lo pensano, sarà vero. Hey, genitori di adolescenti, don’t you know?
  • Bias della negatività: si notano solo gli aspetti negativi di ogni avvenimento.
  • Escalation irrazionale: per giustificare e tener fede alle scelte fatte si va avanti a fare scelte sempre più irrazionali…

 

La brutta notizia? I bias cognitivi sono ineliminabili ed esistono non solo sotto diverse forme, come abbiamo visto, ma anche in diversi contesti. 

La buona notizia? Possiamo conoscerli. Capire se, a seconda dei momenti, sono utili o ci stanno ingabbiando. E con consapevolezza, fronteggiarli. 

 

Per saperne di più su come poter superare un bias cognitivo, stay tuned e leggi il nostro prossimo articolo.

 

 

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