Bias cognitivi in azienda e come superarli

bias cognitivi

I bias cognitivi sono come scorciatoie della mente umana. Ricordiamoci, infatti, che ogni secondo arrivano al nostro cervello quintali di informazioni, quando si stima ne possa processare solo 126 bit al secondo. Proprio per questo si prende la libertà di cercare dei pattern da poter riutilizzare, delle scorciatoie, appunto, per non dover riconsiderare tutti i dati dal principio. Un’economia molto utile se pensiamo che ci evita di dover ripensare a come ci si lava i denti, come si mangia, come ci si siede…

Ma le scorciatoie del cervello, i bias cognitivi, hanno un lato oscuro…

Si attivano, per esempio, quando avvertiamo uno stato di paura: una situazione in cui il nostro cervello vuole “risparmiare risorse per mettersi in salvo”. Un po’ come è successo, e forse sta tuttora succedendo, a causa dell’emergenza Coronavirus. Ma non solo. 

 

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Non possiamo prescindere, infatti, dal ricordare che i bias cognitivi fanno parte della vita quotidiana. Quando conversiamo tra amici o colleghi. Quando dobbiamo prendere delle decisioni in azienda. Anche quando pensiamo di non averne, è molto facile invece che ne abbiamo senza nemmeno rendercene conto.  Resta a noi, quindi, capire quando ci sono e sono d’ostacolo, e adottare le giuste soluzioni per superarli.

 

Non solo Coronavirus: Bias cognitivi in azienda

I bias cognitivi sono molto comuni anche in contesti aziendali. Siccome intervengono ogni volta che dobbiamo prendere una decisione, si possono presentare anche nella scelta di un particolare progetto o nell’assunzione di un nuovo collaboratore.

In tutti questi casi, il nostro comportamento può essere guidato da una scorciatoia mentale di cui non siamo consapevoli. Ad esempio, potremmo non selezionare un medico che abbia la giusta competenza perché inconsciamente scoraggiati dalla nazionalità, dal sesso o dall’età.

Senza rendercene conto, infatti, cerchiamo sempre e solo conferme delle nostre credenze e ignoriamo le disconferme, con il rischio di arrivare ad una escalation irrazionale: è quello che si chiama bias di conferma. Tra tutti i bias cognitivi, il confirmation bias, detto all’inglese, è quello che più frequentemente si manifesta nel management. Consiste nell’accettare delle informazioni per il semplice fatto che supportano quanto già pensavamo essere vero. O in altre parole, nel rifiutare l’evidenza che esista un punto di vista diverso dal nostro.

 

bias cognitivi

Bias di conferma

 


In ambito di business, questo può portare, ad esempio, a non avere la lucidità di riconoscere possibili rischi e a focalizzare l’attenzione solo sui fattori di successo (o il contrario!): rimaniamo convinti di aver preso la decisione migliore, quando invece non abbiamo considerato tutte le informazioni.

Per la sola paura di cadere in errore, costruiamo sistemi di difesa che possono essere cronici e distruttivi. Per questo è bene accorgersi per tempo se è quello il caso, e agire per modificare l’esito degli eventi. 

 

Cosa fare allora? Testiamoci!

Dato che queste scorciatoie sono per lo più inconsce e ci possono portare ad un pregiudizio, l’atto di prendere coscienza della loro esistenza (anche quando è scomodo) è il primo passo fondamentale. Ma se sono inconsci, come facciamo a renderci conto di quali bias cognitivi stanno agendo in noi?

Un primo modo è provare a fare un test di associazione implicita: ad esempio, quanto preferiamo i giovani, rispetto agli anziani? O gli uomini, alle donne? Questi test possono aiutarci a esplorare quali bias si stanno attivando, senza che ce ne rendiamo conto.

In alternativa, si può provare il Flip it to test it, come suggerito da Kristen Pressner: in questo TedTalk,  riporta l’esperienza personale che l’ha portata a ideare il metodo.

Nella stessa settimana un dipendente uomo e una dipendente donna le hanno chiesto un aumento. La risposta immediata all’uomo è stata “Ok, ci penserò”, mentre quella alla donna è stata “Sono certa che vada già bene così”. Alla stessa richiesta, quindi, ha risposto in base al genere. Si è resa conto che, nella sua mente, è convinta che gli uomini siano provider, ovvero chi porta a casa il guadagno: inconsciamente, prende più sul serio le richieste di aumento da parte loro.

Per essere certa di non cadere di nuovo in questo tranello, che avrebbe affossato la sua leadership all’interno dell’azienda, ha ideato il metodo Flip it to test it. Il principio è semplice: capovolgere mentalmente il genere, la nazionalità, l’età ecc. per testare i nostri presupposti. Prenderemmo la stessa decisione se fosse un uomo, se fosse giovane, ecc.?

Questo decentramento,  ci aiuta a sbilanciarci e capire quanto la nostra decisione è davvero neutrale. Così possiamo migliorare la nostra leadership: verremo sempre più percepiti come leader giusti, che prendono decisioni coerenti.

 

Superare in astuzia la macchina

Ricordiamo che questi pregiudizi nascosti possono essere difficili da eliminare perché sono continuamente rafforzati dall’esperienza quotidiana. Come dicono Mahzarin R. Banaji e Anthony G. Greenwald nel loro libro “Blindspot. Hidden Bias of Good People”,  bisogna superare in astuzia la macchina (il nostro cervello) e riconoscere che il nostro comportamento non deve allinearsi con pregiudizi nascosti acquisiti involontariamente.

Può, invece, essere guidato da obiettivi coscienti, in modo da allineare i nostri valori e le nostre azioni. Il potere di un pensiero consapevole e determinato può avviare strategie in grado di oltrepassare i bug mentali che producono pregiudizi nascosti.

Prendersi il tempo per capire sempre più il nostro pensiero, in quali bias tendiamo a cadere e come possiamo essere “più astuti del nostro cervello”: sono tutte modalità che possiamo implementare, per crescere come leader e lavorare ancora meglio.

 

Key take-away

Detto che tutti noi abbiamo bias cognitivi, e che in diverse occasioni, vediamo nel business, sarebbe bene saperli governare, qual è la lezione che è importante portarsi a casa?

  • Riconoscere i bias e riconoscerseli: tutti abbiamo bias cognitivi, si tratta di capire quali ci appartengono e governarli.

Come riconoscere quali ci appartengono?

  • Testarci: per consapevolizzarci sui tipi di bias che siamo portati ad avere;

Come governarli?

  • Nutrire lo spirito critico: cercare fonti, chiedere, cogliere campanelli di allarme, prendersi il tempo;
  • Considerare le opinioni personali non come fatti, ma come ipotesi: avere prova dell’errore significa semplicemente imparare; 
  • Allineare valori e azioni: non lasciare che il nostro comportamento sia influenzato da scorciatoie mentali, che possono portarci a fare errori di valutazione. 

 

 

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