Decision making fatigue: la difficoltà nel prendere decisioni

Quante più decisioni dobbiamo prendere, tanto più sperimentiamo la decision making fatigue, e questo porta quasi sempre a farci prendere scelte sbagliate.

 

Un esempio: scegliere un film

In questi giorni a casa, perfino scegliere quale film guardare diventa complicato ed estenuante. Si passano i quarti d’ora a scorrere titoli, ad inserirli magari nella lista dei preferiti, per poi, esausti, riguardare Friends per l’ennesima volta.

 

 

Il problema non è la mancanza di opzioni, ma averne troppe. Ogni giorno, siamo costretti a prendere centinaia, se non migliaia di decisioni. La maglietta bianca o quella blu? Rispondere alle email o lavorare sul progetto? Preparo una pasta o una frittata?

Ognuna di queste decisioni può sembrare irrilevante, se presa singolarmente. Ma una dopo l’altra, hanno un effetto cumulativo. Più decisioni si devono prendere, più è complicato prenderne, più siamo portati a prenderne di sbagliate. Tuttavia, quando si capisce che cos’è la fatica legata al decision making, è possibile strutturare le attività in modo tale da evitare di caderci. Il risultato sarà una serie di scelte intelligenti.

 

Che cos’è la decision making fatigue?

La capacità di prendere buone decisioni è inversamente proporzionale al numero di decisioni che dobbiamo prendere. Infatti, per prendere una buona decisione, è necessario soppesare tutti i fattori coinvolti, decidere cosa è più importante, e quindi agire sulla base di tale analisi. Ma eseguire questi calcoli richiede molta energia mentale. 

 

 

Uno studio ha dimostrato il ruolo critico che la fatica nel decision making gioca nel fare scelte.

I ricercatori hanno esaminato 1.112 sentenze sulla libertà vigilata che hanno avuto luogo in un periodo di 10 mesi. Volevano determinare secondo quali fattori un giudice avrebbe concesso la libertà vigilata a un criminale. Si è scoperto che il fattore più discriminante non era la gravità del crimine, né il comportamento in prigione, bensì l’ora del giorno. Infatti, i giudici erano molto più propensi a concedere la libertà vigilata all’inizio della giornata e subito dopo pranzo. Perché? In questi due momenti i giudici erano, come si suol dire, “più freschi”. Potevano perciò facilmente pesare tutte le variabili e prendere questa decisione. Al contrario, man mano che le ore passavano, la fatica si faceva sentire e mostravano difficoltà a valutare i casi. Ragion per cui, propendevano per una scelta automatica: non concedere la libertà vigilata.

 

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La fatica del decision making è un fattore enorme nel processo decisionale. Per questo le persone di maggior successo fanno in modo di ridurre il numero di decisioni da prendere. Per potersi concentrare su quelle che davvero contano. 

Mark Zuckerberg indossa lo stesso tipo di maglietta grigia ogni giorno. Steve Jobs indossava un dolcevita nero e jeans. Durante la sua presidenza, Barack Obama limitò le sue scelte di abbigliamento a un abito blu o a uno grigio.

Meno decisioni si devono prendere, più energia si può dedicare a ciò che conta davvero.

 

Fatica nel decision making e media multitasking

A volte, capita di passare le pause dal lavoro a scrollare il feed di Instagram o di Facebook. Di essere distratti da un’attività da una notifica che arriva. Scomoda verità: il numero di decisioni che dobbiamo prendere ogni giorno è amplificato dall’uso del nostro smartphone. Infatti, ogni volta che il telefono vibra o squilla, è necessario decidere se guardare la notifica o continuare a lavorare. Scorrere Facebook o Instagram potrebbe sembrare innocuo, ma non lo è. Dobbiamo sempre decidere se ci piace o meno, commentare o condividere. Ogni messaggio ci obbliga a decidere se rispondere e quando. 

 

 

Le ore che passiamo con in mano il telefono, non sono ore neutre, per “svagarsi”. Sono piene di decisioni e scelte, e ognuna di queste decisioni erode parte della nostra energia e aumenta le difficoltà nel decision making. Dover costantemente gestire le attività legate all’utilizzo dello smartphone, può ridurre la nostra capacità di pensare in modo chiaro. 

 

Difficoltà nel decidere e stanchezza fisica

È più probabile provare fatica a decidere quando siamo fisicamente, mentalmente, o emotivamente stanchi. Quando siamo affaticati, semplicemente non abbiamo l’energia necessaria per prendere decisioni difficili.

Se siamo stati in riunione tutto il giorno o se abbiamo speso ore in un progetto mentalmente arduo, c’è una buona probabilità che le nostre capacità decisionali siano meno efficaci. Se siamo emotivamente consumati a causa di circostanze difficili, avremo difficoltà a pensare con chiarezza. Anche la fatica fisica ha il suo effetto e prosciuga la nitidezza mentale.

 

 

Ci sono anche momenti specifici della giornata in cui c’è più probabilità di essere affaticati nelle decisioni. Proprio come i giudici di cui abbiamo parlato, le nostre decisioni potrebbero essere via via peggiori con il passare delle ore. Entro la fine della mattina e del pomeriggio (supponendo di fare una pausa pranzo), è molto probabile che la capacità di decidere sia meno efficace.

 

6 modi per proteggersi dalla fatica nel decidere

  1. Semplifica le scelte

Meno scelte significa meno decisioni. Puoi, ad esempio:

Più semplice diventa la tua vita, meno faticherai a prendere decisioni.

 

  1. Individua le priorità

Conoscere le tue priorità ti aiuta a tenere la concentrazione su ciò che conta di più. Ti impedisce di dover decidere costantemente che cosa merita la tua attenzione. Puoi quindi dedicare la tua energia al lavoro, piuttosto che dover continuamente definire su cosa lavorare.

 

  1. Prendi decisioni semplici in anticipo

Più cose decidi in anticipo, meno energia mentale hai bisogno di spendere sul momento. Cercate di prendere quante più decisioni semplici possibile in anticipo, cumulandole. Si può facilmente pianificare cose come cosa mangiare il giorno successivo (o la settimana successiva), quello che indosserai, quando ti allenerai, ecc.

 

  1. Lavora prima su compiti difficili e importanti

Più un compito è difficile, più è importante lavorarci quando si è freschi. Man mano che le ore del giorno avanzano, la tua capacità di decision making diminuisce e diventerà sempre più difficile avere la motivazione per affrontare gli elementi davvero impegnativi della tua lista. 

 

  1. Alimenta il tuo corpo

Questo dovrebbe essere ovvio, ma spesso lo ignoriamo. Il processo decisionale richiede energia, e per funzionare al massimo della capacità, è necessario dare al corpo l’energia di cui ha bisogno. Come? Mangiando ad intervalli regolari e in modo sano e riposando la notte!

 

 

  1. Elimina le distrazioni

Come detto, le distrazioni (specialmente quelle digitali) derubano la tua attenzione e distruggono la tua energia mentale. Eliminare le distrazioni è un ottimo modo per proteggersi dalla fatica del decision making.

 

Decidi meno, decidi meglio

Quando si tratta di gestire la fatica del decision making, l’obiettivo non è quello di eliminare del tutto le decisioni. Piuttosto, l’obiettivo è quello di avere più energia disponibile per le decisioni che contano davvero. 

Elimina l’inutile e dedicati allo straordinario. 

Flow: cos’è l’esperienza di flusso e come ci si entra

Hai mai provato un’esperienza di flusso (flow), ovvero di profondo coinvolgimento in una situazione, accompagnata da intensa concentrazione?

Se lavorando, ti è capitato di 

  • perdere il senso del tempo;
  • avere la percezione di avere il pieno controllo su te stesso;
  • essere talmente assorbito dall’attività che tutto sembra venire bene;
  • provare estrema soddisfazione fine a se stessa;

allora probabilmente l’hai sperimentato!

 

Flow: l’esperienza di flusso

Ma cos’è esattamente il flow? Daniel Goleman la descrive così:

 

“Il flusso è una motivazione completamente focalizzata. È un’immersione in un singolo task e rappresenta forse il momento in cui le emozioni sono al massimo servizio di esecuzione e apprendimento. Nel flusso, le emozioni non sono solo contenute e canalizzate, ma sono energizzanti e allineate con il compito. Il segno distintivo del flusso è un sentimento di gioia spontanea, anche rapimento, mentre si svolge un compito”.


Quando si è nel flow, l’attenzione è particolarmente focalizzata nello svolgimento del compito, piuttosto che sui possibili risultati. Durante l’esperienza, l
a motivazione rimane salda per effetto del piacere provato nel controllo e nella realizzazione del compito. Veniamo travolti dalla “corrente” e siamo infinitamente più produttivi, motivati, efficienti e… felici! Sì, felici perché siamo occupati in un compito che ha assunto un senso profondo e ci dà soddisfazione. Ed è qui, che si crea la giusta situazione che porta a far emergere raffinate strategie e a sviluppare le nostre capacità. 

 

 


Quando si vivono le esperienze di flusso?

Entrare in un flow, non è poi così complicato. Ma è necessario creare la giusta situazione. Infatti, l’esperienza di flusso avviene quando percepiamo di avere un alto grado di abilità e ci sentiamo di affrontare compiti adeguatamente impegnativi. In modo che le nostre capacità possano essere messe alla prova.

Attenzione però. La percezione di abilità e di livello di difficoltà del compito sono elementi altamente soggettivi, e possono non trovare riscontro nella realtà. Infatti: 

  • la percezione della propria abilità dipende dal sostegno sociale o dalle esperienze precedenti;
  • la percezione della difficoltà del compito è strettamente legata al confronto con gli altri (per cui se tutti falliscono, il compito è percepito come difficile).

Cosa succede nel cervello?

Nel momento in cui entriamo nel flow, abbiamo una piena sensazione di coinvolgimento. Questo, attiva un rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che produce una sensazione di piacere e di gratificazione. Si ha quindi un feedback profondo e interno, positivo, che ci incita a continuare nello sforzo.

 

 

È anche possibile creare il contesto adatto ad entrare nel flow. Addirittura, alcuni lo fanno tanto spesso, sviluppano una “personalità di flusso”: se per esempio devono svolgere attività di routine, cercano di renderle più interessanti ed impegnative.

 

Come entrare nel flow

Come fare quindi per farsi coinvolgere nel flusso di lavoro? Di seguito una “to do” list per aiutarti a farlo:

  • Scegli un’attività (in modo da attivare la tua motivazione!);
  • Fai in modo che sia sfidante: deve essere stimolante per le tue capacità, non troppo facile, né troppo difficile;
  • Elimina le distrazioni: un solo compito alla volta (no multitasking!);
  • Chiarisciti l’obiettivo: questo consente di concentrarti, avere più controllo, capire ciò che ti sta accadendo e rispondere in modo adeguato agli stimoli.

 

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E poi, concentrati: ci vogliono almeno 10/20 minuti per entrare nel flusso… E, attenzione a non incrociare i flussi! 

 

 

QUESTIONARIO

Per monitorare sfide ed opportunità legate allo smart working forzato che l’emergenza Coronavirus sta imponendo alle aziende italiane, abbiamo elaborato un breve survey, in collaborazione con Rödl & Partner Italy. Un questionario, dedicato a tutti gli smart worker, manager, intern o collaboratori, che vuole considerare le possibili difficoltà legate alla particolare contingenza, per fornire consulenza e formazione mirate ai business. Qui il link:

QUESTIONARIO SMART WORKING

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