Media multitasking: una minaccia alla memoria, e non solo

media multitasking

Il multitasking non esiste, ma lo facciamo ugualmente. Anzi, non solo lo facciamo, ma facciamo addirittura il più pericoloso: il “media multitasking”.

Quello che ci fa surfare tra media: passando da pc a smartphone, da WhatsApp ad Instagram,  dalla casella e-mail ad Amazon o YouTube. Un modello ormai acquisito, quindi, sia in ambito privato che lavorativo. 

 

Cosa succede con il media multitasking?

Diversi studi hanno determinato che alcune funzioni cognitive, come: 

  • memoria di lavoro,
  • controllo cognitivo (compresa la gestione delle interferenze, l’attenzione sostenuta, la gestione dei compiti e il controllo inibitorio)
  • ragionamento relazionale
  • memoria a lungo termine

peggiorano a causa del media multitasking.

In particolare, in uno studio del 2009, il ricercatore di Stanford Clifford Nass ha messo a confronto le performance di 262 studenti catalogati secondo il loro livello di multitasking sui media (‘heavy’ o ‘light media multitaskers’, se sopra o sotto la media di utilizzo).

 

 

L’esperimento richiedeva di passare da un task all’altro, nonché di filtrare e tenere a memoria le informazioni rilevanti, per indagare le capacità inibitorie e la memoria di lavoro. 

Gli ‘heavy multitaskers’ sono risultati peggiori in tutti e tre i compiti assegnati. Sia quello di multitasking, che quelli di semplice concentrazione.

Questo perché gli ‘heavy multitaskers’ risultano maggiormente suscettibili alle interferenze derivanti da stimoli ambientali irrilevanti e quindi alle distrazioni. Nass e i suoi collaboratori hanno messo in evidenza nelle loro conclusioni che il media multitasking, stia peggiorando l’elaborazione delle informazioni e nell’esecuzione di compiti. I cui effetti a lungo termine, soprattutto per i cosiddetti ‘nativi digitali’, sono ancora tutti da studiare.

 

Allora perché non riusciamo a smettere?

Il motivo per cui siamo sedotti dagli smartphone è che in essi giocano due meccanismi fortissimi, che ci attirano come sirene: il rinforzo positivo intermittente e il desiderio di approvazione sociale.

 

Il rinforzo positivo intermittente

Sui social si gioca d’azzardo: arriverà qualche like, cuoricino, retweet, e-mail oppure languiremo in attesa di un feedback? O magari salteremo da un link all’altro per trovare contenuti che provochino una forte emozione? Se troveremo qualcosa, avremo “trilli di pseudopiacere”, ovvero rilasci di dopamina. Un neurotrasmettitore fondamentale nella regolazione dei desideri e, soprattutto, legato al piacere della ricompensa. Nel caso non trovassimo nulla, invece, avremo una sensazione spiacevole. Il vero fattore che aumenta la dipendenza è imprevedibilità dell’emozione, che non ne permette l’assuefazione: a volte la troviamo, a volte no, per questo continuiamo a cercarla.

 

 

Il desiderio di approvazione sociale

Oltre ad essere imprevedibile, il feedback è correlato con l’approvazione delle altre persone. Se sono in molti a mettere il cuore sotto il nostro ultimo post su Instagram, sembra che una tribù ci stia mostrando approvazione. Situazione che siamo predisposti a desiderare intensamente. D’altra parte, l’assenza di feedback positivi crea in noi senso di angoscia, per cui la parte più primitiva del nostro cervello (il nostro sistema limbico) può portarci a sviluppare un bisogno urgente di monitorare continuamente la situazione. Addirittura, il cervello primitivo considera la scelta di ignorare un messaggio in arrivo come se snobbassimo un membro della tribù che cerca di attirare la nostra attenzione: un passo falso potenzialmente pericoloso.

 

LEGGI ANCHE:
DECISION MAKING FATIGUE: LA DIFFICOLTÀ NEL PRENDERE DECISIONI

Cosa possiamo fare?

Adesso sappiamo che passare continuamente da una pagina all’altra, da un social all’altro, dal progetto che stiamo preparando a Instagram, fa male alle nostre capacità cognitive. In modo esponenziale: diminuiscono la nostra capacità di concentrazione, la memoria e la capacità di selezionare le informazioni importanti.

Sappiamo anche che, però, è difficile non fare media multitasking: applicazioni, pagine di siti, e-mail sono fatte per tenerci agganciati e trattenere la nostra attenzione su di loro…

Come possiamo allora riprenderci il nostro tempo e la nostra energia?

Un primo passo è quello di ridurre il potere attrattivo degli smartphone. I modi sono tanti e ognuno di noi può trovare quello che ritiene più adatto per sé. 

 

Ecco alcuni dei modi più utilizzati:

  • Eliminare le notifiche.  Per non sentirci “richiamati” dal dover guardare il cellulare, ma decidere noi quando e per quanto guardarlo.

 

  • Disinstallare le App dei social dallo smartphone e consultarli solo via pc. È una modalità che rende più scomoda la consultazione dei social, che crea un attrito che porterà a passarci meno tempo.

 

  • Usare il cellulare in bianco e nero, soprattutto quando ci dobbiamo concentrare. È un’impostazione che esclude un valore (il colore) molto attraente per il nostro cervello. Tant’è vero che in genere le notifiche sono in rosso, il colore dell’allerta. Il b/n abbassa molto il fascino seduttivo che lo smartphone può avere.

 

  • Decidere gli slot quando consultare le e-mail o i social, e attenervisi. Dare un confine a questi momenti permette di non farli dilagare… Ciò che non ha limite, si prende tutto lo spazio e il tempo possibile!

 

  • Non portarsi sempre dietro lo smartphone. Durante le ore di lavoro, si può lasciare  tranquillamente in un’altra stanza… Ve lo giuriamo, non succede nulla! 😉

 

Questionario smartworking

Per monitorare sfide ed opportunità legate allo smart working forzato che l’emergenza Coronavirus ha imposto alle aziende italiane, abbiamo elaborato un breve survey, in collaborazione con Rödl & Partner Italy. Un questionario, dedicato a tutti gli smart worker, manager, intern o collaboratori, che vuole considerare le possibili difficoltà legate al lavoro in smart, per fornire consulenza e formazione mirate ai business. Dato anche il fatto che molte realtà hanno deciso di proseguire con questa modalità di lavoro, considerati i vantaggi che, se fatta a dovere, porta.

Qui il link:

 

QUESTIONARIO SMART WORKING

Il tuo contributo è importante.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *