Motivazione: da cosa dipende e come aumentarla

motivazione

In questo articolo parliamo della motivazione, definiamo da cosa scaturisce e come può essere aumentata. Non solo a livello personale, ma anche in un contesto aziendale.

Iniziamo però da un piccolo test: quale parola si nasconde in questo anagramma?

OTTIMAVO

(Soluzione a fine articolo)

Le fasi dell’attivazione creativa

Cosa è successo al nostro cervello? Ha messo in atto i 5 stadi dell’attivazione creativa per trovare una soluzione in autonomia al problema.

  1. Identificazione del problema: raccogliamo informazioni, pensiamo in modo libero e gettiamo le basi per l’analisi
  2. Riflessione: riflettiamo e analizziamo le informazioni che abbiamo a disposizione per arrivare alla soluzione. Quello che accade però, mentre riflettiamo, è qualcosa di molto diverso dal pensiero logico. Le onde alfa ci guidano nel creare collegamenti insoliti se la risposta non è immediata e ci troviamo a pensare a cose come “che gioco stupido”, “non troverò mai la risposta”, “serve troppo tempo e non ne ho”.
  3. Diffida: ci scoraggiamo perché non arriviamo alla soluzione. Ma poi…
  4. Insight: abbiamo un’intuizione! O come, direbbero gli inglesi, sperimentiamo l'”aha moment!”.
  5. Verifica: controlliamo che l’intuizione funzioni e la confermiamo.

Nello stesso momento in cui abbiamo l’intuizione, a livello di neuroni si è crea un nuovo collegamento: una supermappa. Le onde cerebrali passano in banda gamma. A livello biochimico riceviamo una scarica di adrenalina, dopamina e serotonina, una sensazione di energia, benessere e voglia di agire. In altre parole, proviamo quella che viene definita motivazione!

La motivazione

In questo stato mentale ci sentiamo pronti a metterci al lavoro per seguire l’intuizione raggiunta. I nostri pensieri non sono invischiati nel calcolo dello sforzo necessario, nella polemica. Nella ricerca di trappole o ostacoli. Sono tutti focalizzati su quello che dobbiamo fare per avere successo. Siamo motivati.

Al contrario, una persona non motivata è estremamente polemica, lenta. Ripone poca fiducia nella possibilità di successo, suo o dell’azienda ed è molto più attenta a ciò che non funziona, invece che al senso del suo lavoro.

Quello che emerge quindi dallo scenario presentato, è che cade l’idea che la motivazione sia un elemento personale, legato al momento della vita, alla personalità e non è possibile aumentarla volutamente. Diventa invece chiaro quanto sia legata a qualcosa che accade in precise condizioni, che possono essere favorite o che possono venire meno.

Come aumentare il livello di motivazione

Da un punto di vista cerebrale, ci sono due strade per aumentare la motivazione delle persone, e quindi favorire o sfavorire la creazione delle giuste condizioni:

  1. Attraverso il piccolo esempio di prima abbiamo visto la facilitazione del processo creativo: accompagnare le persone a trovare le loro proprie soluzioni e a sperimentare l’insight, aumenta la motivazione legata al compito specifico;
  2. Attraverso il soddisfacimento dei bisogni primari, invece, si può contribuire all’aumento (o alla diminuzione) della motivazione a livello strutturale.

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Quando le persone sentono accolto il loro bisogno di essere riconosciute nel loro ruolo/valore, si sentono in un ambiente prevedibile, sicuro ed equo e con relazioni sufficientemente buone, il loro cervello lascia spazio alla possibilità di avere intuizioni. Di sentire proprio il risultato del lavoro e di sentire la “scossa” della motivazione.

Quando, al contrario, i bisogni primari restano insoddisfatti, e i livelli di stress sono molto alti, l’ormone dello stress – il cortisolo – paralizza alcune funzioni cognitive. Il cervello si sente perennemente in allerta e impedisce il verificarsi di tutte quelle attivazioni cerebrali che portano alla motivazione.

Il genio del leader 

Qual è il compito del leader in questo contesto? Come può essere motivatore e, allo stesso tempo, garante delle prestazioni?

Il buon neuro-leader scatena il genio dei suoi collaboratori, assicurando entrambe le strade che portano alla motivazione. Quando garantisce il soddisfacimento dei bisogni primari, infatti, crea le basi perché tutti all’interno del team si sentano appartenenti, e chiamati in causa per fare la differenza.

A quel punto, accompagna i propri collaboratori a trovare intuizioni, soluzioni creative, ma soprattutto proprie. Allo scopo di far sentire i colleghi motivati a perseguire gli obiettivi aziendali con la stessa tenacia con cui perseguono gli obiettivi personali.

Il compito del neuro-leader non si esaurisce però nel creare un ambiente che favorisca la prestazione (un ambiente modificante avrebbe detto Feuerstein), ma continua nel diventare il pungolo che trasforma la motivazione in azione.

La motivazione da sostenere

Siamo sinceri con noi stessi: la motivazione spesso è un attimo. Arriva l’idea, ci sentiamo carichi e pronti a metterla in pratica, ma se non lo facciamo subito quella sensazione scompare e torniamo in un attimo allo stato di scoraggiamento. L’idea non ci sembra più così geniale, se non l’abbiamo già dimenticata.

Passare subito all’azione, in termini di pianificazione e di timeline, ad esempio, è l’unica strada per mantenere viva la motivazione del momento e trasformarla in qualcosa di veramente produttivo e generativo

Il neuro-leader deve accompagnare in questa direzione.

Le persone dicono spesso che la motivazione non dura. Ebbene, nemmeno la doccia, ecco perché consigliamo farla tutti i giorni!

La soluzione all’anagramma

In realtà c’è più di una soluzione, ma la migliore in questo caso è: “MOTIVATO”!

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