Stress e burnout: quali sono gli effetti sulle prestazioni

Immaginiamo un evento che ci provoca stress.  

Una brutta notizia. Una scadenza anticipata di molto. Una telefonata preoccupata di un nostro caro, un conflitto aperto con dei colleghi o qualsiasi altra cosa viviamo come una minaccia.

Anche solo immaginandola, possiamo sentire il sistema di allarme che si attiva: nel nostro cervello, l’amigdala invia un segnale di allarme identico a quello che inviava centinaia di migliaia di anni fa quando stavamo per essere attaccati da un predatore…

 “SCAPPA O PREPARATI A COMBATTERE!”
Che, a livello chimico, si traduce in…
“FIUMI DI ADRENALINA, PRESTO!”

Cos’è l’adrenalina?

L’adrenalina è l’ormone che ci prepara a combattere o fuggire, e che genera quindi la famosa reazione “fight or flight”, i cui effetti sono: 

  • respirazione accelerata
  • battito cardiaco aumentato
  • sudorazione
  • digestione bloccata (in modo che il sangue sia completamente disponibile per i muscoli)

In particolare, quando l’adrenalina viene rilasciata e invade il nostro corpo, siamo pronti ad utilizzare tutte le nostre risorse fisiche per salvarci.

Purtroppo, o per fortuna, negli eventi stressanti a cui abbiamo pensato all’inizio della lettura, difficilmente c’era la reale necessità di salvarsi da un predatore o una situazione di pericolo per la vita: il nostro corpo però risponde sempre allo stesso modo!

Stress prolungato: uno stato di allerta perenne

Nella vita odierna siamo spesso di fronte a situazioni “di allarme”,
che continuano ad attivare questa sollecitazione corporea, rendendola cronica. Quando lo stress è prolungato, il cervello interviene di nuovo producendo un altro ormone, che non a caso è conosciuto come “l’ormone dello stress”: il cortisolo.

In questi casi, quando la situazione stressante si protrae nel tempo
e non trova una conclusione o una via di uscita, i livelli di cortisolo restano cronicamente alti. Mettono l’organismo in una situazione di allerta continua e prolungata.

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Quali sono gli effetti di questa presenza ingombrante? Eccoli presentati di seguito: 

  • le difese immunitarie si abbassano (e ci ammaliamo)
  • dopo una prima fase di perdita di peso, iniziamo ad ingrassare (e non riusciamo a dimagrire)
  • possibili reazioni cutanee
  • possibili sbalzi d’umore e depressione
  • ci svegliamo già stanchi e ci attiviamo solo nel pomeriggio o di sera
  • dormiamo male o addirittura diventiamo insonni
  • diventiamo meno performanti dal punto di vista cognitivo
  • Uno degli effetti più difficili da ricollegare allo stress riguarda infine la fiducia: alti livelli di cortisolo, infatti, abbassano il livello di ossitocina nel sangue.

L’ossitocina, che è per lo più conosciuta come ormone dell’amore e del parto, è responsabile in realtà anche della nostra propensione a fidarci degli altri. Alti livelli di stress, quindi, ci rendono molto più sospettosi e meno inclini alle relazioni, come del resto ci aspetteremmo se ci stesse inseguendo un feroce predatore fuori dalle caverne! 

Gli effetti sulle prestazioni cognitive

Uno degli effetti del cortisolo sul nostro cervello, nel suo tentativo di tenerci pronti a fuggire, è abbassare le nostre capacità di pensiero. Quando siamo molto stressati, pensare e mantenere la concentrazione diventa estremamente difficile.

Alcuni studi hanno dimostrato che in presenza di alti livelli di cortisolo
si verificano veri e propri cambiamenti a livello cerebrale e peggioriamo in:

  • memoria
  • organizzazione
  • percezione visiva
  • attenzione
  • capacità relazionali
  • capacità verbali

E il burnout?

Il burnout è una sindrome descritta come conseguenza di uno stress cronico sul posto di lavoro, non gestito con successo. ​​

Si riferisce specificamente ai fenomeni nel contesto occupazionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altri ambiti
della vita. Si parla, in gergo, di stress lavoro-correlato.

Dal punto di vista del burnout, diventa chiaro come una situazione lavorativa che non garantisce sensazione di sicurezza e soddisfacimento dei bisogni di base del nostro cervello, può portare a conseguenze importanti
che compromettono, da una parte, il benessere dei collaboratori e dei colleghi, dall’altra la produttività di tutto il gruppo, che inizierà ad entrare in conflitto, a rendere meno e a demotivarsi. Alcuni segnali del fatto che il cortisolo è troppo alto nel gruppo di lavoro?

  • scadenze mancate
  • disorganizzazione
  • disattenzioni ed errori evitabili
  • difficoltà comunicative
  • micromanagement 
  • conflitti e “guerre” intestine
  • focus sui problemi e sulle polemiche, più che su risorse e possibilità
  • alti livelli di turnover

Burnout da smart working

Non solo il mancato soddisfacimento dei bisogni. La sindrome del burnout è anche legata ad uno squilibrio tra le richieste-esigenze professionali e l’investimento di risorse ed energie da parte dell’individuo. E, in questa fase di emergenza sanitaria due fattori hanno contribuito ad aumentare il numero di casi: 

  • l’incapacità o impossibilità di disconnettersi dal lavoro;
  • l’incapacità o impossibilità di avere orari precisi, come in ufficio.

Infatti, lavorando da remoto è molto più frequente non riuscire a “staccare”, a preservare il giusto equilibrio con la vita privata, tra riunioni online e email a qualunque ora del giorno e della notte.

In media la giornata lavorativa in smart working dura da 1 a 3 ore in più e in Italia, ad oggi, il 69% dei lavoratori soffre della sindrome da burnout, nonché il 20% in più rispetto ai mesi che hanno preceduto il lockdown [Gruppo San Donato].

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