Come gestire i bisogni del nostro cervello

bisogni del nostro cervello

Il nostro cervello percepisce  le minacce sociali come quelle fisiche: non c’è differenza che si tratti di fuggire da un incendio, sopperire alla mancanza di cibo e acqua o gestire la sensazione di essere esclusi ed emarginati, il nostro cervello reagisce allo stesso modo.

Per questo motivo, gli eventi stressanti condizionano la nostra salute e le nostre prestazioni, abbassandole sensibilmente. 

In queste situazioni, abbiamo livelli ridotti di ossigeno e glucosio disponibili per la memoria di lavoro, che non ci permettono di elaborare pensieri lineari. 

Il risultato? Se ci sentiamo minacciati dal nostro capo, faremo fatica a trovare risposte intelligenti alle sue domande! Anche perché, se il nostro cervello è iperattivato, non ci permette di cogliere ragionamenti intuitivi e sarà quindi più facile arrivare a conclusioni errate. 

LEGGI ANCHE:
STRESS E BURNOUT: QUALI SONO GLI EFFETTI SULLE PRESTAZIONI

I bias cognitivi

Perché reagiamo in questo modo? Le nostre capacità di ragionamento non dovrebbero aiutarci ad uscire dalle situazioni difficili?
Come mai ci abbandonano proprio nel momento del bisogno? 

La risposta è che siamo ancora strutturati per dare più importanza al pericolo che all’opportunità: diamo precedenza al salvarci la vita piuttosto che a trovare il senso di ciò che accade. Alla sicurezza, anziché al rischio di prendere in considerazione una strada nuova.

Questa antica tendenza è talmente radicata in noi, che abbiamo costruito dei veri e propri schemi comportamentali per assecondarla: i bias cognitivi.  

Il capo a cui non abbiamo saputo rispondere, forse ci è apparso minaccioso semplicemente perché ha usato dei modi rudi, preso dalle preoccupazioni: improvvisamente tutta la riunione ci sembrerà minacciosa e attribuiremo retropensieri e intenzioni negative a tutto che verrà detto.
Si è attivata la fuga dal pericolo percepito!

Come passare allora ad uno stato di positività, in cui le emozioni positive riescano a riportare le nostre funzioni cognitive in attività e ci permettano di accedere ai ragionamenti lineari, alle intuizioni e ad un miglior clima di collaborazione? La soluzione è riconoscere i bisogni del nostro cervello.

bisogni del nostro cervello

Etichettare i bisogni del nostro cervello

La consapevolezza è la porta nel nostro cervello per accedere alle funzioni cognitive superiori e al controllo di quanto ci accade. Etichettare le emozioni è la prima cosa di cui occuparsi e no, non è scontato che siamo tutti in grado di farlo, seppur adulti!

Il secondo step è quello che tratteremo in questo breve approfondimento: etichettare i bisogni del nostro cervello, quelli atavici, che una volta minacciati scatenano tutto il diluvio emotivo, chimico e funzionale di cui abbiamo parlato finora.

L’obiettivo di questo lavoro di etichettamento è agire sui trigger sociali che possono scatenare la reazione, per ridurre al minimo le risposte alle minacce e massimizzare, invece, la ricerca dell’opportunità e degli stati d’animo positivi. 

I cinque grandi bisogni del nostro cervello

I cinque grandi bisogni del nostro cervello da soddisfare sono: Appartenenza, Riconoscimento sociale, Certezza, Autonomia, Equità. 

  • Appartenenza

Abbiamo bisogno di connetterci con gli altri, di appartenere ad un gruppo con cui condividere la quotidianità, il senso delle cose.

Tendiamo a cercare una tribù a cui appartenere, che sia nettamente diversa rispetto ad altre (gli outsider): per questo è così facile generalizzare le caratteristiche di un gruppo che si percepisce come diverso e utilizzarlo per rimarcare la nostra specificità e appartenenza.
 

Come lo minacciamo 

Escludendo, puntando sulla competizione, non curando le relazioni sociali. 
 

Come lo rinforziamo

Socializzando anche sul lavoro, curando le relazioni personali e gli interessi comuni, attraverso programmi di mentoring e accompagnamento ai nuovi entrati. 
 

  • Riconoscimento sociale

Quando apparteniamo ad un gruppo abbiamo bisogno di essere riconosciuti dagli altri membri, abbiamo bisogno che il nostro ruolo, i nostri compiti, il modo in cui gli altri ci parlano o si relazionano a noi siano il segnale della posizione che ricopriamo nel nostro gruppo e nella società.
 

Come lo minacciamo (negli altri)

Se diamo consigli non richiesti, criticando pubblicamente, demansionando. 
 

Come lo rinforziamo (negli altri)

Feedback positivi, riconoscimento pubblico, responsabilità.

bisogni del nostro cervello
  • Certezza

La certezza riguarda la capacità di prevedere il futuro, non con i tarocchi o una sfera magica, ma attraverso la prevedibilità degli eventi di base della nostra vita. Abbiamo bisogno di non rimanere in balia degli eventi, senza sapere cosa accadrà da un momento all’altro.

Come lo minacciamo (negli altri)

Avendo un comportamento imprevedibile, disonesto o non trasparente.
 

Come lo rinforziamo (negli altri)

Chiarendo aspettative e obiettivi, attivando programmi realistici e routine.

  • Autonomia

Essere inseriti in un contesto sufficientemente prevedibile, non ci rende necessariamente soddisfati. Infatti, abbiamo bisogno di sentire di avere il controllo sugli eventi, di sapere che le cose non ci accadano e basta, ma che abbiamo il potere di determinarle, seppur in piccola parte.

Come lo minacciamo (negli altri)

Eliminando la possibilità ai collaboratori di autodeterminarsi, utilizzando modalità autoritarie o costrittive, non lasciando alcuno spazio di decisione, gestendo nei minimi dettagli la quotidianità (micro-management). 
 

Come lo rinforziamo (negli altri)

Lasciando spazio per l’organizzazione autonoma, per fare le proprie scelte ed, eventualmente, per sbagliare

  • Equità

Il bisogno di giustizia ed equità negli scambi tra le persone è l’ultimo, ma non ultimo, dei cinque grandi bisogni del nostro cervello.

Non tolleriamo i trattamenti differenziati e le ingiustizie nei nostri confronti, ma troviamo intollerabile anche l’ingiustizia subita dagli altri, che scatena una risposta di empatia immediata col malcapitato, proporzionalmente più forte quanto questo appartiene alla nostra cerchia
 

Come lo minacciamo (negli altri)

Mancanza di regole di base chiare, disparità di trattamento, indicazioni incoerenti

Come lo rinforziamo (negli altri)

Divisione corretta dei carichi di lavoro, regole chiare e condivise, comunicazione aperta.

bisogni del nostro cervello

Perché etichettare i bisogni aiuta a gestire lo stress?

Conoscere i driver che possono causare una risposta alla minaccia, consente di attivare strategie di prevenzione e di recupero, sia nei confronti degli altri che nei propri.

Comprendere che la mancanza di autonomia scatenerà negli altri una risposta di stress, con immediato abbassamento delle prestazioni, permetterà ad un leader, o ad un’insegnante, di prevenirla evitando di presiedere tutti gli spazi decisionali, ad esempio.
 

Allo stesso modo, possiamo riconoscere in noi a cosa è dovuta la reazione di stress che percepiamo e ridurre l’istinto di ingigantimento della minaccia e di fuga. Possiamo quindi attivare strategie di rinforzo del bisogno specifico, che permettono al nostro cervello di uscire dallo stato di emergenza e di contenere la produzione di cortisolo.
 

Per ridurre al minimo le minacce e di conseguenza i livelli di stress, è fondamentale conoscere i bisogni che ci muovono. Saperli individuare ed etichettare ci permette di rivalutare esperienze che altrimenti ridurrebbero le nostre prestazioni. 
 

Un esempio?

Il nostro amico in rottura col capo alla fine si è licenziato: per non cedere allo sconforto e al senso di ingiustizia, dovrebbe focalizzare l’attenzione sull’aumento del proprio senso di autonomia durante il periodo di incertezza, concentrandosi sull’emozione di poter fare quello che desidera, per il fatto di essersi trovato improvvisamente senza lavoro.

LEGGI ANCHE:
CORONAVIRUS: “LA PAURA CHE SPEGNE IL CERVELLO”

stress

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER per restare sempre aggiornata/o!

Per scoprire quale sia la STRATEGIA di GESTIONE DEL PERSONALE più adatta al tuo business contattaci: info@lebrainers.it

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *