Il decentramento della comunicazione: cos’è e come potenziarlo

decentramento

Gli eventi stressanti condizionano le nostre prestazioni, minandole sensibilmente. E i bisogni insoddisfatti del nostro cervello ci causano stress (e questo vale anche per le persone intorno a noi!). 

Tra gli effetti negativi dello stress, però, c’è l’impatto negativo anche su una funzione cognitiva in particolare: il decentramento della comunicazione. 
Di cosa si tratta? Scopriamolo insieme!

Il decentramento della comunicazione

Piangiamo davanti ad un film romantico, o ci arrabbiamo di fronte ad un’ingiustizia subita da altri?

La chiamiamo empatia, ma in realtà  è qualcosa di molto più complesso rispetto al significato che diamo di solito a questa parola. Il nostro cervello, infatti, è fatto per relazionarsi: siamo animali sociali, come diceva Aristotele, e le neuroscienze lo hanno confermato.

Ci sono più aree del nostro cervello fatte apposta per creare una relazione spontanea con gli altri: questa connessione può avere sfumature diverse, che noi chiamiamo empatia affettiva ed empatia cognitiva (o decentramento).

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Empatia affettiva

Guarda questa immagine: 

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La reazione che provi è il disgusto, vero?

Il motivo per cui la provi è legato ai neuroni specchio e al sistema limbico del nostro cervello che ci porta a SENTIRE quello che sente l’altro: è il trasporto emotivo che ci scatena la visione dell’emozione altrui.

Provate a guardare qualcuno che si punge con un ago: sentite fastidio anche voi?
E’ colpa della vostra corteccia somatosensoriale, che si attiva grazie ai neuroni specchio! I medici agopunturisti, abituati invece alla visione di aghi e punture, mostrano un’attività della corteccia somatosensoriale minore nell’osservare un ago che penetra nella pelle.

Ma questa “abilità” nel sentire le sensazioni dell’altro non basta a comunicare efficacemente.

I neuroni specchio reagiscono automaticamente alle espressioni degli altri,  e il nostro il sistema limbico (di cui fa parte l’amigdala) si attiva di conseguenza. In sintesi se vediamo una persona triste, proviamo tristezza anche noi, certi che ci sia qualcosa di cui essere tristi… Ma siamo sicuri che sia davvero così?

Empatia cognitiva o decentramento della comunicazione

La capacità di COMPRENDERE i pensieri e le emozioni altrui, nasce dalla capacità di percepire prospettive diverse dalle proprie.

Di questa specifica sfumatura dell’empatia si occupano la corteccia medio-cingolata e quella prefrontale, sede del pensiero logico e razionale, che permette di decentrarsi da sé.

Ripensiamo alla faccia disgustata: l’empatia affettiva ci fa sentire la sensazione di disgusto, ma non sappiamo a cosa sia dovuto. Ma se fosse dovuto ad un alimento che a noi, tutto sommato, piace?

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Credit: Deposiphotos

La corteccia prefrontale si attiva per comprendere che al bambino non piace la mela, che questo è possibile, nonostante sia un punto di vista diverso dal nostro.

Abbiamo appena decentrato!

Decentramento della comunicazione e gestione del burnout

Quando il nostro cervello è invaso da cortisolo (= siamo stressati), la corteccia prefrontale va in affanno, i ragionamenti diventano poco lineari e i collegamenti impropri. Va da sé che venga meno anche la nostra capacità di decentrare, e le nostre reazioni saranno guidate solo dal nostro sistema limbico. 

Le conseguenze sul lavoro possono essere importanti e impattanti: inizieremo, ad esempio, a fare inferenze – spesso del tutto arbitrarie – sull’umore del collega, sulla base del tempo passato tra la comparsa delle spunte blu e una risposta, della sua lunghezza, del numero di puntini di sospensione o delle emoticon inserite nel messaggio. Sarà sempre più facile equivocare le azioni del capo o del colleghi, mettendo le nostre emozioni nei loro pensieri.

Sulla base di queste incomprensioni attiveremo risposte collegate, di rabbia o delusione, ad esempio, innescando un circolo vizioso di scontento e malessere generale.

“Quanto più siamo infelici, tanto più profondamente sentiamo l’infelicità degli altri; il sentimento non si frantuma, ma si concentra.” – Fëdor Dostoevskij

Strategie per potenziare e riattivare il decentramento

  1. CHIEDERE: l’unico metodo per conoscere davvero il punto di vista dell’altro è passare da affermazioni a domande!

  2. Sospendere il giudizio: esercitarsi a rimanere sulla descrizione oggettiva degli eventi, prima di attivare l’interpretazione, aiuta la corteccia prefrontale a riprendere il controllo. 

  3. Cercare nuovi punti di vista: una volta sospeso il giudizio, esplorare diverse possibili letture ci aiuta ad uscire dalla nostra visione egocentrica, rendendo più facile la comprensione di prospettive diverse. Un ottimo esercizio può essere quello di seguire sui social persone che la pensano in maniera diametralmente opposta alla nostra!

  4. Comunicare con chiarezza: diamo anche agli altri la possibilità di comprendere il nostro punto di vista!

  5. Mediazione della differenziazione psicologica e dell’appartenenza:
    come insegnava Feuerstein, è importante rimanere focalizzati sul fatto che siamo tutti diversi e che avere punti di vista diversi non è sbagliato. Ogni cultura, ogni gruppo ha il suo modo di sentire ed esprimere le emozioni. Ritrovare le proprie radici, il proprio gruppo di appartenenza, ci permette di accettare quelli degli altri e di trovare le cose in comune.

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